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E’ reato dire “lei non sa chi sono io” anche per i VIP

La Suprema Corte di Cassazione si trova ancora una volta ad affrontare un caso di maleducazione e arroganza legato alla storica frase “lei non sa chi sono io, la pagherà”.

Già in passato aveva avuto modo di affrontare l’argomento trattando il caso di una dipendente di un Consiglio dell’Ordine e di un avvocato.

Quest’ultimo, aveva pronunciato la frase “incriminata” pretendendo dalla citata dipendente maggio ossequi nei suoi confronti.

La Cassazione, con la sentenza numero 138 del 2006, aveva dato torto all’avvocato facendo notare che “nel suo sproloquio, non aveva usato il titolo di dottoressa.

Perché non sapeva chi era la signora che faceva le fotocopie”.
Questa “bacchettata” da parte della Corte si è ripetuta nella recente sentenza n.  11621/12.

Questa volta a pronunciare la frase sarebbe stato un VIP, o presunto tale.

 La Corte facendo notare che la frase va letta in “combinato disposto” con la promessa di una vendetta e che chi l’ha pronunciata lascia intendere si essere in una posizione in cui può nuocere ha stabilito che si configurano gli elementi costitutivi dei reati di ingiurie e minacce.

Il VIP si è giustificato rappresentando che la frase è stata detta in conseguenza di un fatto ingiusto dallo stesso subito.

Anche in questo caso la Cassazione ha precisato che “una denuncia non può essere di per sé considerata un’ingiustizia a prescindere dalla sua fondatezza, in ogni caso la reazione non era arrivata a caldo, facendo così presumere che fosse solo il risultato di vecchi rancori”

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About Avv. Giuseppe Tripodi (1569 Articles)
Ideatore e fondatore di questo blog, iscritto all'Ordine degli Avvocati di Palmi e all'Ilustre Colegio de Abogados de Madrid; Sono appassionato di diritto e di fotografia e il mio motto è ... " il talento non è mai stato d'ostacolo al successo... "
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