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Infortuni sul lavoro: il datore di lavoro risponde per la mancata applicazione delle misure di sicurezza.

Sentenza Cassazione Lavoro n. 9199/2012 – Datore di lavoro sempre responsabile per gli infortuni dei dipendenti.

Lamentando la violazione degli artt. 4, 47, 48, 82 del DPR n. 547/1955 e 2087 c.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., nonché la violazione dell’art 360 n. 5 c.p.c. per assenza e/o contraddittorietà della motivazione su un fatto controverso e decisivo, adducendo che la Corte d’appello non ha preso in considerazione il disposto di cui all’art. 82 del dpr n. 547/1955, il dipendente di una Società, che ha subito un infortunio sul lavoro, ha presentato ricorso in Cassazione avverso la sentenza emessa dalla Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Cagliari che, ribaltava la decisione emessa dal Giudice del Lavoro del Tribunale, che nello specifico condannavano la citata Società a risarcire al dipendente il danno derivatogli dall’infortunio, per riformarla a favore dell’appellante Società, assolta dalle avverse domande e respingendo, nel contempo, l’appello incidentale svolto dal lavoratore, in quanto, per la Corte Territoriale, “l’istruttoria aveva consentito di accertare che i sistemi già in dotazione alla macchina sulla quale si era verificato l’infortunio in esame non erano affatto inadeguati, che non esistevano sistemi di sicurezza ancor più validi degli stessi, che non era realistica la possibilità di individuare sistemi più evoluti, che il macchinario era privo di anomalie, che nessuna norma imponeva al datore di lavoro di intervenire sulla tipologia di cautele già realizzate dalla casa madre costruttrice del macchinario, che non era stato dimostrato che la datrice di lavoro fosse venuta meno all’obbligo di sorveglianza, che vi era stata una elusione cosciente ed assolutamente imprevedibile delle norme di sicurezza da parte del lavoratore infortunato di per sé già altamente specializzato.

In definitiva, il comportamento posto in essere dal lavoratore in occasione dell’infortunio presentava caratteri di abnormità ed imprevedibilità tali da rappresentare la causa esclusiva dell’evento, per cui non poteva essere addebitata all’appellante alcuna violazione delle norme sulla prevenzione dai rischi di infortunio sul lavoro”.

I Giudici della Suprema Corte osservano che nel caso in specie vi sono “elementi che non consentono di condividere il risultato cui è pervenuta la Corte di merito, sia nel considerare come non dimostrata l’elusione dell’obbligo di sorveglianza da parte della datrice di lavoro, sia nel ritenere come provata l’elusione cosciente ed assolutamente imprevedibile delle norme di sicurezza da parte del lavoratore infortunatosi.

La Corte di Roma continua precisando che “è la stessa Corte territoriale a supporre semplicemente che il lavoratore si era infortunato perché procedeva alla pulizia con la grata dì sicurezza aperta, con la macchina in movimento ed il dispositivo di arresto (cosiddetto “micron”) disattivato.

In realtà una tale supposizione, già di per sé insufficiente a sorreggere la ricostruzione della dinamica causale dell’evento in termini di certezza, è contraddetta dalla successiva constatazione del medesimo giudicante in ordine al fatto che nessuno dei testi aveva dichiarato di aver realmente compreso le modalità dell’incidente, giacché la macchina si sarebbe dovuta comunque bloccare al sollevamento di una delle grate di sicurezza” ( e ciò non è avvenuto forse perchè lo straccio che il dipendente cercava di recuperare ha fatto inceppare la macchina).

La Corte, ricordando alcuni precedenti, in particolare la decisione della Sezione Lavoro n. 3453 del 26/05/1981, ha ribadito che “ai sensi dell’art. 115 del DPR 27 aprile 1955 n. 547 (norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro), integrato dalle Disposizioni di carattere generale di cui agli artt 72 e 82 dello stesso decreto, le presse, le trance e le macchine simili debbono essere munite di ripari o dispositivi tali da garantire l’incolumità del lavoratore anche nella fase di registrazione e di riparazione delle macchine stesse”.

Pertanto “nel caso in cui tali norme dì sicurezza non siano state osservate dal datore di lavoro, la responsabilità di costui in ordine all’infortunio subito dal lavoratore non può essere esclusa per il semplice fatto che sia emersa la negligenza, la imprudenza o l’imperizia dell’infortunato, dovendo invece accertarsi se un tale comportamento del lavoratore sarebbe rimasto privo di rilevanza causale ove le norme di sicurezza suddette fossero state rispettate e se sussista, quindi, un nesso di causalità necessaria tra la violazione di esse e l’evento dannoso”.

Anche in relazione alla violazione delle norme di cui agli artt. 47 e 48 del d.p.r. n. 547/55, i Supremi Giudici ricordano che sul punto la Corte, anche in passato, ha avuto modo di esprimersi al riguardo statuendo (Cass. sez. lav. n. 6691 del 06/04/2004) che “in tema di responsabilità per infortunio sul lavoro, l’art. 48 del d.p.r. n. 547 del 1955 prescrive l’uso di mezzi idonei ad evitare il pericolo allorquando per particolari esigenze tecniche si debba procedere alla pulizia a mano di organi o elementi in moto delle macchine, mentre l’art. 47 dispone che, in caso di rimozione delle protezioni e dei dispositivi di sicurezza delle macchine, devono essere adottate misure atte a mettere in evidenza e a ridurre al limite minimo possibile il pericolo che ne deriva, e la verifica del rispetto di tali norme va effettuata non solo con riguardo alla procedura di pulizia adottata, ma anche con riguardo ad eventuali “prassi” di pulizia che risultassero adottate dai lavoratori e conosciute o conoscibili dal datore di lavoro, così da indurre alla installazione di mezzi e misure atti ad eliminare o ridurre al minimo tale pericolo per gli addetti”.

In definitiva, “le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, tese ad impedire l’insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso; ne consegue che il datore di lavoro è sempre responsabile dell’infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non

potendo attribuirsi alcun effetto esimente per l’imprenditore che abbia provocato un infortunio sul lavoro per violazione delle relative prescrizioni all’eventuale concorso di colpa del lavoratore, atteso che la condotta del dipendente può comportare l’esonero totale del datore di lavoro da responsabilità solo quando essa presenti i caratteri dell’abnormità, inopinabilità ed esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, come pure dell’atipicità ed eccezionalità, cosi da porsi come causa esclusiva dell’evento”.

Per questi motivi, con la sentenza n. 9199 del 7 giugno 2012, la Corte accoglie il ricorso del lavoratore cassando la sentenza emessa dalla Corte d’Appello e rinviandola per un nuovo esame della vicenda da effettuarsi attenendosi ai principi sopra richiamati.

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About Avv. Giuseppe Tripodi (1574 Articles)
Ideatore e fondatore di questo blog, iscritto all'Ordine degli Avvocati di Palmi e all'Ilustre Colegio de Abogados de Madrid; Sono appassionato di diritto e di fotografia e il mio motto è ... " il talento non è mai stato d'ostacolo al successo... "
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