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La Cassazione sulla diffamazione su Facebook

Suprema Corte di Cassazione - V Sezione Penale Sentenza n. 40083/2018

La Cassazione sulla diffamazione su Facebook
Suprema Corte di Cassazione – V Sezione Penale
Sentenza n. 40083/2018
 
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Facebook ha certamente aumentato il carico di lavoro dei Tribunali italiani che sempre più spesso si devono pronunciare su questioni litigiose sorte proprio tra gli utenti del social network che in bacheca non si risparmiano fotografie con l’amante o minacce e frasi offensive contro il capo ufficio o il vicino di casa.
 
Nel caso di specie, la questione trattata dalla quinta sezione penale della Suprema corte di Cassazione riguardava appunto la diffusione di frasi diffamatorie e offensive pubblicate da un uomo nei confronti della ex compagna, da cui ha avuto una figlia.
 
Secondo i giudici di Piazza Cavour, che hanno respinto il ricorso dell’uomo – già ritenuto colpevole dai giudici di merito – la condotta incriminata ovvero utilizzare una bacheca “facebook” per diffondere un messaggio diffamatorio, per costante giurisprudenza, “integra un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595, comma terzo, del codice penale poiché trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone … nè l’eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive consente di mutare il titolo del reato nella diversa ipotesi di ingiuria“.
 
Articolo 595 Codice penale
Diffamazione
 
Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa [57-58bis] o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico [2699], la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro.
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio [342], le pene sono aumentate.
 
Leggi il testo della sentenza 40083/2018

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About Avv. Giuseppe Tripodi (1614 Articles)
Ideatore e fondatore di questo blog, iscritto all'Ordine degli Avvocati di Palmi e all'Ilustre Colegio de Abogados de Madrid; Sono appassionato di diritto e di fotografia e il mio motto è ... " il talento non è mai stato d'ostacolo al successo... "
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