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Nessun reato portarsi un po’ di hashish in vacanza

Per la Cassazione non c’é nulla di male portarsi dietro un po’ di scorta di hashish per le vacanze. 

Con la sentenza 34758/12 la quarta sezione penale ha accolto il ricorso di un ragazzo, condannato nei precedenti gradi di giudizio, perché i giudici territoriali avevano ritenuto “dimostrata la detenzione illecita dal dato quantitativo della droga, in grado di consentire il confezionamento di circa 161 dosi medie: quantitativo incompatibile con l’uso personale in ragione del fatto che l’uomo era un assuntore occasionale”.

La difesa sosteneva che nella fase di merito la corte  “si fosse limitata a valorizzare negativamente il solo dato quantitativo, senza però considerare il contesto complessivo della vicenda e le circostanze dell’accertamento.

Per la Cassazione “il mero superamento dei limiti quantitativi” stabiliti dalla legge “quando si tratti di un quantitativo particolarmente importante e nel caso di specie non si è in presenza di un quantitativo così definibile, trattandosi del resto di hashish, non può fondare la presunzione assoluta della destinazione illecita”.

“Pur in presenza di date “quantità”, superiori ai limiti quantitativi massimi fissati dalla
legge, l’ipotesi della destinazione ad un uso non esclusivamente personale può essere smentita, ad esempio, sulla base di altre circostanze” tra queste rientrano “l’eventuale stato di tossicodipendenza o anche solo l’uso abituale di droga, e ciò soprattutto se il superamento della soglia è modesto”.

La Corte precisa che in tali situazioni ci sono alcuni aspetti che i giudici devono considerare infatti l’uso personale deve essere dimostrato “in modo realmente concludente” tramite “le ragioni per le quali la persona si sia indotta a detenere, per uso personale, stupefacente che eccede i bisogni di un breve arco temporale”.

Nel caso in esame, prosegue la corte, “a fronte di un quantitativo affatto esorbitante, i giudici di merito non hanno in alcun modo valutato il contesto oggettivo e soggettivo della vicenda, arrivando alla condanna solo attraverso una considerazione presuntiva assoluta di un dato quantitativo inidoneo a giustificare al di là di ogni ragionevole dubbio il giudizio sulla destinazione illecita”.

In conclusione, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna “perchè il fatto non sussiste”.

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About Avv. Giuseppe Tripodi (1569 Articles)
Ideatore e fondatore di questo blog, iscritto all'Ordine degli Avvocati di Palmi e all'Ilustre Colegio de Abogados de Madrid; Sono appassionato di diritto e di fotografia e il mio motto è ... " il talento non è mai stato d'ostacolo al successo... "
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