Sentenze Cassazione

Il lavoro part-time riduce l’assegno divorzile

 
La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23318 del 2021, che si riporta al link in fondo all’articolo, trattando il caso in commento ha affermato che per determinare l’assegno di divorzio si deve necessariamente approfondire non soltanto la sola situazione reddituale dei coniugi ma anche tutti quegli episodi importanti della vita matrimoniale che avrebbero potuto originare la situazione di squilibrio economico tra le parti e, così accertare se e quali decisioni (condivise o meno) abbiamo influito in tal senso.
 
In breve, nel caso in esame la ex moglie, titolare di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato lavorava comunque part-time ma non era stato approfondito se ciò fosse conseguenza di una propria scelta oppure se questa fosse stata a suo tempo condivisa dall’ex marito. 
 
Questa precisazione si è resa necessaria poiché su queste considerazioni la Suprema Corte ha accolto il controricorso presentato dall’ex marito che sosteneva appunto che la mancanza di adeguati mezzi economici della ex moglie fosse solo ed esclusivamente colpa di quest’ultima che autonomamente ha scelto di lavorare part-time invece che a tempo pieno.
 
Dunque, per la Cassazione, la differenza economica tra le parti è conseguenza esclusiva della scelta della ex moglie di lavorare part time e, pertanto, ben potrebbe incrementare le proprie entrate se decidesse di lavorare a tempo pieno.
 
Leggi il testo della sentenza n.23318-2021

Leggi un altro articolo oppure cerca un altro argomento

Se hai trovato questa pagina interessante, condividila!

Exit mobile version