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Ne bis in idem, giudicato in Italia e in sede canonica. Si può fare?

Sentenza n. 34576 ud. 18/05/2021

Reato commesso nel territorio dello Stato – Cassazione penale – Cittadino soggetto all’ordinamento canonico – Condanna adottata da organo diocesano – Procedimento penale – Principio del “ne bis in idem” – Violazione – Esclusione – Cosa giudicata – Vaticano – Santa Sede – Sentenza n. 34576 ud. 18/05/2021 – deposito del 17/09/2021

Con la sentenza 34576/2021 che si riporta al link in fondo all’articolo, la terza sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, in tema di rapporti tra ordinamenti giurisdizionali, ha affermato che “un cittadino soggetto anche alla giurisdizione ecclesiastica della Santa Sede, giudicato in sede canonica per un reato commesso nel territorio nazionale, può essere sottoposto a giudizio in Italia per lo stesso fatto, non sussistendo la violazione del principio del “ne bis in idem”, compreso quello regolato dall’art. 4 del protocollo n. 7 della Convenzione Edu, non applicabile nei casi di duplice procedimento in due Stati diversi”.

Il caso in esame giungeva alla Corte di Piazza Cavour in conseguenza alla condanna, emessa della Corte d’Appello dell’Aquila che a sua volta confermava la sentenza emessa dal Tribunale di Pescara, dell’imputato per aver posto in essere atti sessuali nei confronti di un minore di anni sedici affidatogli per ragioni di educazione religiosa. 

Per saperne di più:

Leggi la sentenza n. 34576/2021

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Articolo 609 quater Codice Penale – Atti sessuali con minorenne

Soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609 bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:

  1. 1) non ha compiuto gli anni quattordici;
  2. 2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza.

Fuori dei casi previsti dall’articolo 609 bis, l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato, o che abbia con quest’ultimo una relazione di convivenza, che, con l’abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni.

La pena è aumentata se il compimento degli atti sessuali con il minore che non abbia compiuto gli anni quattordici avviene in cambio di denaro o di qualsiasi altra utilità, anche solo promessi.

Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell’articolo 609 bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a quattro anni.

Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.

Si applica la pena di cui all’articolo 609 ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci.

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About Avv. Giuseppe Tripodi (1693 Articles)
Ideatore e fondatore di questo blog, iscritto all'Ordine degli Avvocati di Palmi e all'Ilustre Colegio de Abogados de Madrid; Sono appassionato di diritto e di fotografia e il mio motto è ... " il talento non è mai stato d'ostacolo al successo... "
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