Sentenze Cassazione

Le SS.UU. in materia di riconoscimento della protezione umanitaria

Una sentenza che tratta questioni di particolare importanza quella pronunciata lo scorso 9 settembre dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione in materia di riconoscimento della protezione umanitaria e che si riporta al link in fondo all’articolo. 

Le SS.UU. hanno affermato che in base alla normativa del T.U.Imm. anteriore alle modifiche introdotte dal d.l.n. 113 del 2018, “ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria occorre operare una valutazione comparativa della situazione soggettiva ed oggettiva del richiedente con riferimento al Paese d’origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta in Italia”.

Più nello specifico, chiarisce la Corte “questa comparativa dovrà essere svolta attribuendo alla condizione soggettiva e oggettiva del richiedente nel Paese d’origine un peso tanto minore quanto maggiore risulti il grado di integrazione che il richiedente dimostri di aver raggiunto nel tessuto sociale italiano”.

Inoltre – si legge in sentenza – “situazioni di deprivazione dei diritti umani di particolare gravità nel Paese d’origine possono fondare il diritto del richiedente alla protezione umanitaria anche in assenza di un apprezzabile livello di integrazione del medesimo in Italia. Per contro, quando si accerti che tale livello sia stato raggiunto, se il ritorno in Paesi d’origine rende probabile un significativo scadimento delle condizioni di vita privata e/o familiare, sì da recare un vulnus al diritto riconosciuto dall’art. 8 della Convenzione EDU, sussiste un serio motivo di carattere umanitario, ai sensi dell’art. 5 T.U. cit., per riconoscere il permesso di soggiorno”.

Leggi il testo della sentenza n. 24413/2021

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