Sentenze Cassazione

Rifiuto alcol-test, applicabile l’articolo 131 bis c.p.

Giurisprudenza penale – Cassazione Sentenza n.36548/2021 – Rifiuto di sottoporsi all’alcol-test – Reato – Elementi di pericolo

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n.36548/2021 che si riporta in fondo all’articolo, in materia di alcoltest ha affermato che il rifiuto a sottoporsi al test alcolemico, nel caso in cui non vi siano elementi di pericolo, non costituisce reato.

Nel caso di specie il ricorrente non rispettava lo stop imposto dal semaforo rosso e, pertanto, veniva fermato dagli agenti per un controllo i quali gli chiedevano di sottoporsi all’alcoltest. Il conducente in un primo momento negava il consenso ma poi ci ripensava e acconsentiva. Gli accertatori però non procedevano al controllo poiché ritenevano già integrato il reato. Tribunale e Corte d’Appello confermavano la sentenza di condanna e, pertanto, la vicenda giungeva fino alla Corte di Piazza Cavour.
Per la difesa la volontà di non sottoporsi all’alcoltest, nel caso in cui non vi fossero elementi di pericolo (ovvero un incidente) è applicabile la particolare tenuità del fatto ai sensi dell’articolo 131 bis cod. pen. e questo è stato anche il parere della Cassazione che, limitatamente a questa circostanza, ha annullato la sentenza impugnata rinviando per un nuovo giudizio.

Per saperne di più:

Leggi la sentenza n. 36548-2021

Articolo 131 bis Codice Penale
Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto

Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

L’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità, ai sensi del primo comma, quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona. L’offesa non può altresì essere ritenuta di particolare tenuità quando si procede per delitti, puniti con una pena superiore nel massimo a due anni e sei mesi di reclusione, commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, ovvero nei casi di cui agli articoli 336, 337 e 341 bis, quando il reato è commesso nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza o di un ufficiale o agente di polizia giudiziaria nell’esercizio delle proprie funzioni, e nell’ipotesi di cui all’articolo 343.

Il comportamento è abituale nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.

Ai fini della determinazione della pena detentiva prevista nel primo comma non si tiene conto delle circostanze, ad eccezione di quelle per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale. In quest’ultimo caso ai fini dell’applicazione del primo comma non si tiene conto del giudizio di bilanciamento delle circostanze di cui all’articolo 69.

La disposizione del primo comma si applica anche quando la legge prevede la particolare tenuità del danno o del pericolo come circostanza attenuante.

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